0423 303 187 info@studioaxis.it

Con la sentenza n. 806/2016 la Corte di Cassazione si è occupata della responsabilità della banca per l’indebito prelievo subito dal cliente titolare di carta Bancomat da parte di terzi. Il caso concreto posto all’attenzione della Corte è il seguente: un correntista tenta di prelevare dallo sportello Bancomat una somma di denaro, non riuscendovi poiché il servizio segnala dapprima l’illeggibilità della tessera e, poi, la cessazione del servizio; il Bancomat non restituisce la tessera e a quel punto il signore, forse preso alla sprovvista, chiede aiuto a un passante il quale si offre di aiutarlo e con l’occasione carpisce dal malcapitato il codice PIN. Non riuscendo a recuperare la tessera il malcapitato entra in banca e viene invitato da un funzionario a tornare il giorno dopo per recupararla. Il passante – si scoprirà in seguito – non era altro che un truffatore che aveva previamente manipolato l’Atm in modo da recuperare la carta e in seguito – in possesso del codice – preleverà in più tranches circa € 7.000. Il malcapitato correntista a quel punto decide di fare causa alla Banca vedendo però respinta la propria domanda restitutoria sia in primo che in secondo grado, essendo ritenuto lui stesso responsabile di avere divulgato a terzi il codice PIN della sua tessera Bancomat (circostanza vietata dal contratto di servizio) e avendo egli omesso di denunciare con le rigide forme previste dal contratto di servizio lo smarrimento della tessera (non essendo ritenuta sufficiente la semplice denuncia verbale al funzionario…). Arrivata la causa in Cassazione la decisione (come spesso succede…) viene sovvertita e viene sancito il principio secondo cui incombe sulla banca un onere di diligenza nel garantire la sicurezza dell’apparato da manomissioni e frodi. In particolare la Corte di Cassazione sottolinea come la banca nel caso concreto abbia, da un lato, omesso di verificare il corretto funzionamento dello sportello Bancomat e, dall’altro, non coadiuvato il cliente (che aveva denunciato immediatamente, ancorché solo verbalmente, la sottrazione della tessera) nel verificare, dapprima, la presenza o meno della stessa nell’apparato e – appuratane l’assenza – nella denuncia formale.